Parto
..e dove vai? Viene da chiedersi.
Non credo sia un caso che si chiami così. Perchè è effettivamente un viaggio, un passaggio verso una crescita, una maturazione da cui non si torna indietro.
Si "parte" per diventare madri. E lo si sarà per sempre. Capiti quel che capiti. Impegnativo come pensiero no?
Sono le 5 del mattino, mi sveglio con un forte dolore di pancia che poi passa e viene sostituito dalla sensazione di qualcosa di caldo che scende.
Faccio appena in tempo a rotolarmi dal letto che un pensiero mi attraversa "CAZZO. Si sono rotte le acque"
Ok, panico.
Magari mi sbaglio.
Ma sembra di avere un rubinetto aperto tra le gambe. No, decisamente non mi sbaglio, ci siamo davvero.
Sveglio i miei e chiamo Lui, che avrebbe dovuto partire solo in serata col treno per venire su.
Pochi squilli e risponde. Anche abbastanza reattivo data l'ora.
"Mi si sono rotte le acque, mi sa che è ora che parti!"
Mentre a Roma qualcuno si prende un attimo per realizzare il tutto ad occhi sbarrati sul letto, noi si va in ospedale.
Monitoraggio (come al solito più de necessario perchè Viola non si è ancora resa conto che oggi è il gran giorno e se la dorme della grossa per tutti i primi venti minuti di tracciato!) e visita. Ovviamente di dilatazione nemmeno l'ombra quindi mi ricoverano in attesa che il travaglio inizi.
Io, pur nei peggiori scenari, mi vedo a stringere Viola entro la conclusione della giornata.
Ingenua primipara che non sono altro.
Mia madre resta con me finchè non arriva Lui, subito dopo pranzo.
Sono iniziati i primi dolorini ma nulla di serio.
Comincio a fare i kilometri su e giù dal corridoio per aiutare la discesa di Viola e favorire la dilatazione. Col cazzo. Se lo sapevo mi riposavo!
Alle 3 del pomeriggio le contrazioni cominciano a farsi più regolari. Siamo a una ogni 4-5 minuti e io sono ancora bella vispa e ottimista. Mi sembra che tutto stia andando bene e velocemente.
Credo di essere già a buon punto.
Verso le 7 di sera si comincia già a soffrire parecchio. Faccio su è giù per il corridoio aggrappandomi al collo di Peppe ad ogni contrazione. Sono convinta di essere già a buon punto. In fondo sono già 4 ore che soffro no?
Ingenua primipara che non sono altro.
L'ostetrica che mi vede gemere in corridoio si decide a visitarmi.
Responso? Dilatazione di 1 cm.
Eh????????
No dai, stai scherzando vero? E' tutto il pomeriggio che soffro per un misero centimetro?
Mi deprimo. Penso che forse Viola uscirà l'anno prossimo. Penso che alla fine mi faranno il cesareo. Penso che non ce la farò mai..
Mi mandano in sala travaglio, mica per altro ma solo perchè c'è la doccia. Mi butto sotto la doccia e ci resto un'ora e mezza, con il getto della doccetta bollente sulla pancia per alleviare il dolore.
Santo colui che ha inventato la doccia. Santo subito.
Lì sotto va meglio. Non che faccia meno male eh ma almeno è sopportabile.
Verso le 22.30 altro monitoraggio e altra visita.
Siamo a 4 centimetri. La mia stima per l'inventore della doccia sale a dismisura. L'osterica è ottimista che sta andando tutto bene.
Torno sotto la doccia. Un'altra ora.
Altra visita. La dilatazione prosegue ma non così alla svelta come prima.
In pratica Viola è già tutta scesa. Ha fretta lei, di uscire. Io però non sono ancora dilatata e quindi la testa preme senza trovare spazio e mi provoca più dolore di quanto non si dovrebbe avere.
Iuhuuu. La solita donnina fortunata.
Mi fanno una pera per aiutare la dilatazione.
All'una siamo pronti per spingere. Dico siamo perchè Peppe è fisicamente con me. Mi aggrappo a lui per fare forza e il giorno dopo avrà male ai muscoli quasi quanto me. Penso ci vorrà poco.
E invece le spinte durano tre ore. TRE ORE. Perchè io sono stremata, ormai. Perchè sono praticamente a digiuno da un bel pò. Perchè non so che cazzo sia successo ma c'è un fantomatico "scalino" che la testa della Viola non riesce a superare.
Ingenua primipara che aveva immaginato tutto semplice.
C'è di bello che una volta iniziata la rumba non si può fare a meno di ballare. A quel punto c'è da spingere ed è un impulso talmente forte e prorompente che il dolore a quel punto passa in secondo piano. DEVI farlo, e basta.
Di là c'era un'altra poveretta che gridava come un'aquila. Ed io fino a quel momento tra me e me pensavo "oh, si vede che ognuno la piglia come gli viene". Io respiravo ed ero chiusa dentro di me senza parlare con nessuno. E mi dicevo "cazzo, io si vede che sono una silenziosa"
Eh, anche no vero?
Alla prima spinta, mi esce da non so dove un urlo grottesco, animale, con un tono di voce che io stessa, nella mia poca lucidità del momento, mi trovo a pensare "minkia, ma era proprio la mia voce??". Poi le urla varieranno parecchio, di modulazione e di toni, mantenendo però quel tono di assoluta incredulità. Tant'è che la prima cosa che Lui mi dice dopo è "ti giuro, mi hai spaventato, non pensavo che da te potessero uscire versi di quel tipo".
Ci ho pensato.
Io credo che quella sia la voce dell'istinto. Perchè in quel momento si è solo quello. Si torna animali. Si va indietro alle nostre origini. Si è atavici. Si tira fuori una parte di noi che non sapevamo nemmeno esistesse. E se ne esce così. Con quella voce gutturale, violenta, possente.
Sconvolgente.
Pensando oltretutto che fuori c'erano genitori e suoceri che hanno sentito tutto quanto. Che deve essere stato terribile essere dentro con me e poter solo assistere impotenti al dolore, ma essere fuori, non sapere come stava andando e sentire quelle urla belluine deve essere stato qualcosa di allucinante. Soprattutto per una madre, immagino.
...to be continued...
..e dove vai? Viene da chiedersi.
Non credo sia un caso che si chiami così. Perchè è effettivamente un viaggio, un passaggio verso una crescita, una maturazione da cui non si torna indietro.
Si "parte" per diventare madri. E lo si sarà per sempre. Capiti quel che capiti. Impegnativo come pensiero no?
Sono le 5 del mattino, mi sveglio con un forte dolore di pancia che poi passa e viene sostituito dalla sensazione di qualcosa di caldo che scende.
Faccio appena in tempo a rotolarmi dal letto che un pensiero mi attraversa "CAZZO. Si sono rotte le acque"
Ok, panico.
Magari mi sbaglio.
Ma sembra di avere un rubinetto aperto tra le gambe. No, decisamente non mi sbaglio, ci siamo davvero.
Sveglio i miei e chiamo Lui, che avrebbe dovuto partire solo in serata col treno per venire su.
Pochi squilli e risponde. Anche abbastanza reattivo data l'ora.
"Mi si sono rotte le acque, mi sa che è ora che parti!"
Mentre a Roma qualcuno si prende un attimo per realizzare il tutto ad occhi sbarrati sul letto, noi si va in ospedale.
Monitoraggio (come al solito più de necessario perchè Viola non si è ancora resa conto che oggi è il gran giorno e se la dorme della grossa per tutti i primi venti minuti di tracciato!) e visita. Ovviamente di dilatazione nemmeno l'ombra quindi mi ricoverano in attesa che il travaglio inizi.
Io, pur nei peggiori scenari, mi vedo a stringere Viola entro la conclusione della giornata.
Ingenua primipara che non sono altro.
Mia madre resta con me finchè non arriva Lui, subito dopo pranzo.
Sono iniziati i primi dolorini ma nulla di serio.
Comincio a fare i kilometri su e giù dal corridoio per aiutare la discesa di Viola e favorire la dilatazione. Col cazzo. Se lo sapevo mi riposavo!
Alle 3 del pomeriggio le contrazioni cominciano a farsi più regolari. Siamo a una ogni 4-5 minuti e io sono ancora bella vispa e ottimista. Mi sembra che tutto stia andando bene e velocemente.
Credo di essere già a buon punto.
Verso le 7 di sera si comincia già a soffrire parecchio. Faccio su è giù per il corridoio aggrappandomi al collo di Peppe ad ogni contrazione. Sono convinta di essere già a buon punto. In fondo sono già 4 ore che soffro no?
Ingenua primipara che non sono altro.
L'ostetrica che mi vede gemere in corridoio si decide a visitarmi.
Responso? Dilatazione di 1 cm.
Eh????????
No dai, stai scherzando vero? E' tutto il pomeriggio che soffro per un misero centimetro?
Mi deprimo. Penso che forse Viola uscirà l'anno prossimo. Penso che alla fine mi faranno il cesareo. Penso che non ce la farò mai..
Mi mandano in sala travaglio, mica per altro ma solo perchè c'è la doccia. Mi butto sotto la doccia e ci resto un'ora e mezza, con il getto della doccetta bollente sulla pancia per alleviare il dolore.
Santo colui che ha inventato la doccia. Santo subito.
Lì sotto va meglio. Non che faccia meno male eh ma almeno è sopportabile.
Verso le 22.30 altro monitoraggio e altra visita.
Siamo a 4 centimetri. La mia stima per l'inventore della doccia sale a dismisura. L'osterica è ottimista che sta andando tutto bene.
Torno sotto la doccia. Un'altra ora.
Altra visita. La dilatazione prosegue ma non così alla svelta come prima.
In pratica Viola è già tutta scesa. Ha fretta lei, di uscire. Io però non sono ancora dilatata e quindi la testa preme senza trovare spazio e mi provoca più dolore di quanto non si dovrebbe avere.
Iuhuuu. La solita donnina fortunata.
Mi fanno una pera per aiutare la dilatazione.
All'una siamo pronti per spingere. Dico siamo perchè Peppe è fisicamente con me. Mi aggrappo a lui per fare forza e il giorno dopo avrà male ai muscoli quasi quanto me. Penso ci vorrà poco.
E invece le spinte durano tre ore. TRE ORE. Perchè io sono stremata, ormai. Perchè sono praticamente a digiuno da un bel pò. Perchè non so che cazzo sia successo ma c'è un fantomatico "scalino" che la testa della Viola non riesce a superare.
Ingenua primipara che aveva immaginato tutto semplice.
C'è di bello che una volta iniziata la rumba non si può fare a meno di ballare. A quel punto c'è da spingere ed è un impulso talmente forte e prorompente che il dolore a quel punto passa in secondo piano. DEVI farlo, e basta.
Di là c'era un'altra poveretta che gridava come un'aquila. Ed io fino a quel momento tra me e me pensavo "oh, si vede che ognuno la piglia come gli viene". Io respiravo ed ero chiusa dentro di me senza parlare con nessuno. E mi dicevo "cazzo, io si vede che sono una silenziosa"
Eh, anche no vero?
Alla prima spinta, mi esce da non so dove un urlo grottesco, animale, con un tono di voce che io stessa, nella mia poca lucidità del momento, mi trovo a pensare "minkia, ma era proprio la mia voce??". Poi le urla varieranno parecchio, di modulazione e di toni, mantenendo però quel tono di assoluta incredulità. Tant'è che la prima cosa che Lui mi dice dopo è "ti giuro, mi hai spaventato, non pensavo che da te potessero uscire versi di quel tipo".
Ci ho pensato.
Io credo che quella sia la voce dell'istinto. Perchè in quel momento si è solo quello. Si torna animali. Si va indietro alle nostre origini. Si è atavici. Si tira fuori una parte di noi che non sapevamo nemmeno esistesse. E se ne esce così. Con quella voce gutturale, violenta, possente.
Sconvolgente.
Pensando oltretutto che fuori c'erano genitori e suoceri che hanno sentito tutto quanto. Che deve essere stato terribile essere dentro con me e poter solo assistere impotenti al dolore, ma essere fuori, non sapere come stava andando e sentire quelle urla belluine deve essere stato qualcosa di allucinante. Soprattutto per una madre, immagino.
...to be continued...




